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Progetto camoscio Casale/Misone
IMMISSIONE DI CAMOSCI (Rupicapra rupicapra Linnaeus, 1758) NELL’AREA DEL MONTE CASALE-MISONE

L’immissione di camosci nell’area del Casale-Misone ha come prima origine la realizzazione del “Rapporto Camoscio”, un documento di programmazione e di indirizzo gestionale della specie prodotto nel 1995 dal Servizio Faunistico e dal Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con l’Associazione Cacciatori Trentini. Questo studio ha definito lo status del bovide nelle varie aree faunistiche del territorio provinciale: in quella sede sono emerse situazioni giudicate meritevoli di particolare attenzione per la loro peculiarità. L’area del Casale-Misone rientra tra queste ultime: nel 1999 il Servizio Faunistico ha quindi predisposto un documento orientativo per l’immissione di camosci in quest’area faunistica.
La successiva costituzione formale del Consorzio Casale-Misone (che data al 30 ottobre 2001), ovvero l'accordo gestionale tra tutte le Riserve di diritto gravitanti nell’area del complesso montuoso in esame, è stata la base sulla quale poter materialmente operare una buona realizzazione pratica del progetto di immissione.
Da parte del Servizio faunistico provinciale è stata quindi affidata (in data 9 novembre 2000) all’Istituto Oikos, nella persona del dott. Andrea Mustoni, la realizzazione di uno studio di fattibilità per la valutazione della correttezza tecnico-scientifica dell’operazione.

L’analisi tecnica ha rilevato l’idoneità ambientale per la realizzazione del progetto, fornendo dati su ampiezza dei territori idonei disponibili nonché sul numero massimo di individui potenzialmente presenti in relazione alla capacità portante del territorio.
In relazione a questi risultati lo studio ha definito un intervento di durata biennale, suddiviso in due momenti annuali di rilascio, per un’immissione complessiva di almeno 20 soggetti ed un piano di monitoraggio finalizzato sia al reperimento di dati tecnico-scientifici sull’attività degli animali liberati che alla deterrenza del bracconaggio in conseguenza di una presenza costante nell’area di operatori.
Dopo la presentazione al pubblico del progetto, concretizzatasi nell’esposizione del medesimo studio di fattibilità effettuata a cura del Servizio faunistico, committente dell’incarico, in data 20 aprile 2001 alla Mostra trofei delle zone della Vallagarina, Alto Garda e Ledro, e dopo la diffusione della notizia tramite i mass-media, il progetto di immissione di camosci nell’area faunistica del Casale-Misone ha avuto inizio con il rilascio dei due capi provenienti dal Centro Fauna Alpina di Casteller. Il 21 dicembre 2001 sono stati catturati nei recinti del Centro, mediante telenarcosi, una femmina di dodici anni (al momento della cattura) e un maschio di due anni. Dopo essere stati dotati di marche auricolari e di radiocollare sono stati liberati in zona Massampiano nel Comune di Dro.
Il giorno successivo è iniziata l’attività di radio-tracking e di localizzazione spaziale.
Durante il periodo invernale del 2002 è proseguita l’attività di cattura, sempre mediante telenarcosi, nel Parco Nazionale dello Stelvio, la quale, in tre giornate di lavoro, purtroppo non ha dato buoni risultati.
A partire dalla fine del mese di giugno è stato adottato un diverso metodo per la cattura degli animali, maggiormente consono al periodo estivo, ovvero la battuta con reti. Il teatro di questa attività è stata la Valle di Breguzzo nella quale sono state effettuate tre giornate di cattura, precisamente il 4, l’11 ed il 22 luglio. In quest’ultima data sono stati catturati cinque soggetti, dei quali due sono morti a causa dello stress della cattura (una femmina di quattro anni ed un maschio di tre anni). Gli altri tre camosci catturati, due yearling femmina e una femmina di tre anni, dopo essere stati dotati di radiocollare e marche auricolari sono stati trasportati in zona Massampiano e liberati nel medesimo sito di rilascio del primo contingente.
L’attività di cattura, che nella fase invernale torna ad essere praticata mediante telenarcosi nel Parco Nazionale dello Stelvio, ha portato alla cattura, precisamente il 9 gennaio 2003, di un maschio di cinque anni, anch’esso liberato in Massampiano.
Il nuovo nucleo di camosci è stato completato il 30 aprile 2003 con il rilascio di sei capi catturati nelle giornate del 28 e 29 aprile nel Parco Naturale delle Alpi Marittime
Il 30 aprile 2003 si è conclusa la fase dei rilasci con la liberazione di sei camosci catturati nelle giornate del 28 e 29 aprile nel Parco Naturale delle Alpi Marittime. La cattura è avvenuta mediante telenarcosi; ai guardaparco hanno prestato valida collaborazione i guardiacaccia dell’A.C.T.. Dei sei capi, tre sono stati liberati in zona Massampiano, e precisamente due femmine di quattro e cinque anni entrambe giudicate gravide ed un maschio di cinque anni; gli altri tre camosci, una femmina di sei anni (gravida) e due maschi di due anni, sono stati rilasciati sul Monte Misone. Anche questi soggetti sono stati dotati di radiocollari e marche auricolari.



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