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fauna -78

Cervo

In provincia di Trento nei primi decenni del XIX secolo il cervo poteva considerarsi pressoché estinto, probabilmente sia a causa delle modificazioni ambientali che per gli effetti dell’eccessiva pressione venatoria esercitata in particolare tra XVII e XVIII secolo.
Nel Trentino occidentale il cervo è quindi ricomparso, in modo occasionale, tra gli anni ’20 e gli anni ’30 dello scorso secolo, grazie all’espansione numerica dei nuclei presenti in Alto Adige/Südtirol (in cui nella zona Glorenza-Valle di Tubre-Val Monastero la specie non è in effetti mai scomparsa del tutto) e nel Canton Grigioni, in Svizzera orientale (Haller 2002): qui, tra il 1880 ed il 1937 si è infatti passati da 6 cervi abbattuti annualmente a 430, a testimonianza dell’incremento dei contingenti.
Nel 1902 si registrano le prime nuove sporadiche presenze nel bormiese (Lombardia). Tra gli anni ’20 e i ’40 dello scorso secolo la Val Venosta, con la Val d’Ultimo e la Val Martello, viene ricolonizzata in maniera consistente. Nella Val di Sole, dove l’ultima segnalazione nota datava al 1847 per la Val di Rabbi, la ricolonizzazione è proceduta molto probabilmente dalla stessa Val Venosta, attraverso la Val d’Adige e la Val d’Ultimo, sino all’Alta Val di Non (Pedrotti&Bragalanti 2008).
Tra le primissime segnalazioni solandre va ricordata la cattura di 6 cervi in precarie condizioni effettuata nell’inverno 1950-51 a Vermiglio, cattura che ebbe eco nazionale: gli individui, trascorso l’inverno in una stalla a Terzolas, vennero poi rimessi in libertà.
Alla fine degli anni ’60 del XX secolo la presenza del cervo in Val di Sole ed in Alta Val di Non poteva essere considerata ormai stabile ed affermata, con le principali aree di bramito localizzate nelle Riserve di Vermiglio, Pellizzano e Bresimo (Pedrotti&Bragalanti 2008).
Nel 1971 in questo settore del territorio provinciale viene dato avvio alla gestione venatoria, in sostanziale contemporaneità (curiosamente, considerata l’origine del tutto diversa delle rispettive popolazioni) con il settore posto ad est del Fiume Adige.
La ricolonizzazione del settore occidentale trentino è poi proseguita, in maniera più o meno lineare, a partire da queste popolazioni, fino ad interessare oggi, pur con densità notevolmente diverse, tutto il territorio provinciale posto ad ovest dell’Adige.
In Trentino orientale un ruolo significativo è stato esercitato dalle reintroduzioni condotte all’interno della Foresta Demaniale di Paneveggio verso la metà degli anni ‘60 dello scorso secolo. Un apposito recinto di acclimatazione era qui stato predisposto nel 1956, sopra la Casa cantoniera, per ospitare una giovane femmina in difficoltà catturata e ricoverata nella stalla di un contadino dell’alta Val di Sole, femmina poi chiamata ‘Selva’ (Nardin 1994). Già nel 1957 si era riusciti ad ottenere un maschio (‘Marco’) ed un’altra femmina (‘Vecia’) da un recinto privato di Pedavena (BL): questi tre animali hanno quindi rappresentato i capostipiti della popolazione del recinto.
Nel 1963 la dozzina di animali detenuti fuoriuscì dal recinto, e 7-8 capi guadagnarono la definitiva libertà, mentre fu possibile ricatturare solo i tre ‘fondatori’ con i piccoli dell’anno. Nel febbraio-marzo 1964 furono accertati a Paneveggio, in territorio libero, perlomeno 3 maschi ed altrettante femmine, e si decise di liberare anche ‘Marco’, che era stato appunto ricatturato l’anno precedente. Nel 1965 venne poi eretto il nuovo recinto, quello attuale, vasto circa 6 ha.
Va comunque tenuto presente che anche in questo settore del territorio provinciale un contributo importante al consolidamento dei primi nuclei è senz’altro ascrivibile a capi in dispersione dall’Austria (in questo caso) attraverso la Val Pusteria e la media Val d’Isarco (Brugnoli 1993).
La ricolonizzazione del settore orientale trentino è poi proseguita celermente a partire da questa popolazione, con il contributo di un ulteriore rilascio di 5 capi (provenienti dal recinto di Paneveggio) effettuato in Val di Fassa, dalla Riserva di Pozza, nel 1976 (figg. 1-2) e di uno specifico progetto di reintroduzione curato dall’Associazione Cacciatori Trentini negli anni 1995-1997 nel settore meridionale della Provincia (Riserve di Trambileno, Terragnolo e Vallarsa), che ha portato complessivamente al rilascio di 20 capi di varia provenienza. Oggi la specie occupa, pur con densità diversificate, anche tutto il territorio provinciale posto ad est dell’Adige.


cervi

Figure 1 e 2 - Fasi della liberazione dei 5 cervi provenienti dal recinto di Paneveggio nella Riserva di Pozza di Fassa, 1976 (foto Giorgio Locatin).

 


avvistamento notturno CERVO 2015

 


assegnazioni e abbattimenti CERVO

 



avvistamento notturno CERVO 2015

 

 

Riferimenti bibliografici
AA.VV., 1959 - La fauna. Conosci l’Italia. Touring Club Italiano, Milano, pp. 41-42.
Associazione Fascista dei Cacciatori della Provincia di Trento, 1930 - Selvaggina nella provincia di Trento. Risultati dell’inchiesta per l’anno 1929. Trento.
Brugnoli A., 1993 - Il cervo in provincia di Trento: situazione attuale ed analisi degli abbattimenti 1990-1991. Dendronatura 1/93:45-54
Carnevali L., Pedrotti L., Riga F., Toso S., 2009 - Banca Dati Ungulati. Status, distribuzione, consistenza, gestione e prelievo venatorio delle popolazioni di Ungulati in Italia. Rapporto 2001-2005. Biol. Cons. Fauna 117: 1-168.
Haller H., 2002 - Der Rothirsch im Schweizerischen Nationalpark und dessen Umgebung. Eine alpine Population von Cervus elaphus zeitlich und räumlich dokumentiert. Nationalpark-Forschung in der Schweiz 91, 144 pp.
Nardin D., 1994 - Storia dei cervi di Paneveggio. Dendronatura 1/94:41-44
Pedrotti L., Bragalanti N., 2008 - Progetto Cervo. Piano di conservazione e gestione del cervo nel settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio e nel Distretto Faunistico Val di Sole. Consorzio Parco Nazionale dello Stelvio, 304 pp.
Pedrotti L., Duprè E., Preatoni D., Toso S., 2001 - Banca Dati Ungulati: status, distribuzione, consistenza, gestione, prelievo venatorio e potenzialità degli Ungulati in Italia. Biol. Cons. Fauna 109: 1-132.