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Presidente di Consulta: STEFANO RAVELLI

Tecnico: GIACOMO BAZZANELLA

Guardiacaccia capozona: LOUIS DALDOSS

Guardiacaccia: STEFANO DELL'EVA - EMILIO DEPETRIS

 

Il Distretto della Val di Sole è situato nella porzione nord-occidentale della Provincia Autonoma di Trento ed è confinante con la Provincia di Brescia ad ovest, la Provincia di Sondrio a nordovest e con quella di Bolzano a nord. La sua estensione totale è di circa 62.170 ettari di cui il 28% (17.000 ettari) ricade nel Parco Nazionale dello Stelvio e il restante 72% nel territorio delle 13 Riserve di caccia. Il territorio si estende dai 500 m sul livello del mare del solco vallivo della Val di Sole, fino ai 3.700 m del Monte Cevedale.


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Sono presenti in buon numero tutte le specie di Ungulati alpini: Capriolo, Cervo e Camoscio. Lo Stambecco è presente nell’area faunistica del Redival con circa 50 capi e recentemente è stato oggetto di un’operazione di restocking all’interno del PNS. Sono presenti anche due colonie di mufloni: una stabile sul Redival, originatasi dall’introduzione di sei capi (due maschi e quattro femmine) liberati dalla Riserva di Vermiglio nel 1974 e che ora conta una quarantina di capi, e l’altra della Val Nambrone (Rendena) che frequenta il territorio della Val di Sole solamente durante i mesi estivi. Sono presenti anche tutti i Galliformi alpini, dal Gallo cedrone, che trova il suo habitat ideale negli estesi boschi di conifere, alla Pernice bianca che predilige invece i pendii rocciosi oltre i 2.000 m. La specie simbolo di questo Distretto è sicuramente da considerarsi il Cervo. Questo animale, scomparso dalla Val di Sole a metà del XIX secolo - l’ultima segnalazione attualmente nota risale al 1847 per la Val di Rabbi - è ricomparso per immigrazione naturale da Svizzera e Alto Adige nei primi decenni del secolo scorso.


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L’avvio della gestione venatoria risale al 1971; l’abbattimento del primo capo di Cervo, assegnato in comune tra le Riserve di Vermiglio, Mezzana e Pellizzano avviene in quest’ultima Riserva. Nonostante i semplici dati di prelievo siano sufficienti a testimoniare il trend evolutivo della popolazione è importante sottolineare come negli ultimi anni la popolazione di cervi nel territorio fuori dal PNS sia diminuita, mentre all’interno del Parco ha avuto un andamento inverso. Tale situazione è peggiorata negli ultimi anni quando per contenere la crescita della popolazione all’interno del Parco è stata aumentata la quota di capi prelevabili; tale scelta ha portato nel giro di pochi anni all’effetto contrario, andando a “concentrare” in maniera considerevole i capi nel territorio protetto.